Non sono molte le persone che ad Oschiri conoscono la storia della Chiesa Parrocchiale. Oltre al generale disinteresse degli studiosi per l'argomento, sono effettivamente poche le fonti a cui attingere e, fino ad ora, relegate negli archivi parrocchiali, patrimonio culturale di pochi. Di recente la Chiesa Parrocchiale è stata oggetto di studio da parte di un giovane studente della facoltà di Lettere che ne ha fatto l'argomento della sua tesi di laurea. Mauro Batzu, figlio di Oschiresi, ha condotto una minuziosa ricerca, attraverso documenti, quasi tutti dell'archivio parrocchiale, aiutandosi anche con i ricordi delle persone più anziane del paese. Le notizie storiche riportate di seguito sono frutto di questa ricerca che Mauro Batzu, ora dottore in Lettere moderne, ha portato a termine e che ha illustrato venerdì 26 novembre 2004 nella conferenza dedicata all'argomento. Si colloca nell'anno 1904 la conclusione dei lavori della parrocchiale, ma pare che la storia della Chiesa abbia avuto inizio molto tempo prima se è vero, come è vero, che nella Relazione per la sacra visita pastorale del 1915 che il parroco di allora Don Gavino Melas, sacerdote e teologo, cappellano del vicino oratorio di S.Croce scrisse che: "La Parrocchiale di Oschiri, dedicata alla Beata Vergine Immacolata Concezione, fu fatta costruire dal Parroco Gavino Masia nel 1756 circa, su un semplice disegno ed ornata in seguito di conveniente facciata a spese del benemerito Mons. Bua, arcivescovo di Oristano che fu per vari anni vicario parrocchiale di Oschiri e morì nel 1836: sotto Bua, la vicaria di Oschiri fu eretta canonicamente in parrocchia (...) dopo un secolo circa dall'erezione, minacciava rovina e fu chiusa al culto: si adibì quindi per chiesa parrocchiale l'attuale oratorio di S.Croce per circa 45 anni, finchè con l'oblazione dei fedeli e col concorso del municipio venne eretta l'attuale chiesa parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Immacolata e aperta al culto sotto il parroco Pietro Casu nel settembre 1907. Il giorno unici dicembre di questo anno 1915 fu solennemente consacrata con tre altari da Monsignor Carmine Cesarano vescovo di Ozieri, con l'intervento di tre padri redentoristi e con tutto il clero della forania di Oschiri". La nuova chiesa venne edificata dunque sulle rovine della chiesa settecentesca già intitolata alla "SS. Vergine Maria nella commemorazione della sua purissima concezione". A fornirci questa notizia è la cronaca ottocentesca dell'Angius così come riportata nel Dizionario del Casalis. Dice l'Angius: "La parrocchiale (quella settecentesca) fu costruita dal parroco Gavino Maxia secondo un disegno semplice, e poi adornata della conveniente facciata dal Bua a sue spese, dal suo clero e da alcuni particolari: il suo successore Pietro Diana la forniva delle cose necessarie". Gavino Maxia (o Masia) personaggio poco conosciuto, sicuramente contribuì in modo significativo alla edificazione della chiesa originaria; il suo nome compare solo nel registro dei matrimoni e pare avesse origini sassaresi. Visse sicuramente ad Oschiri e, probabilmente ebbe un ruolo nelle lotte intestine che agitavano il paese verso la fine del '700. A dirimere le vivaci controversie, tra famiglie potenti e famiglie popolari, che esacelebravano gli animi degli Oschiresi, fu mandato un giovane sacerdote, anch'egli di Oschiri. Giovanni Maria Bua, col titolo di vicario perpetuo, che riuscì a riportare la pace nel paese e che, nei trenta anni di sacerdozio ad Oschiri lasciò un'impronta indelebile del suo operato sia sull'edificazione della Chiesa che sugli usi ed i comportamenti degli oschiresi. Come racconta l'Angius, a lui si deve il portico con elegante colonnato fatto innestare sul semplice disegno dell'originaria parrocchiale, così come a lui si deve la decisione di far erigere il cimitero in posto separato dalla chiesa, in contrasto con le abitudini di allora di far seppellire i defunti all'interno o nei pressi degli edifici di culto. In ciò non dovette avere vita facile considerato che gli oschiresi opposero dapprima una vivace resistenza alla decisione di seppellire i morti vicino alla cappella di San Demetrio, situata al dì fuori dell'abitato ed ora all'interno del Cimitero. Le opposizioni vennero a cessare definitivamente a causa dell'aria irrespirabile durante le funzioni in occasione di una violenta epidemia di vaiolo.